Carnevale Ivrea

  

Una silenziosa Dora che scorre lungo Ivrea, in un pomeriggio freddo ma terso ha ospitato la nostra presenza lungo il percorso del corteo storico e nelle assordanti piazze dove i carri da lancio, gli aranceri, la popolazione ed i turisti vivono, con una carica adrenalinica che è difficile spiegare a parole, l’attesa della battaglia.

Durante il pomeriggio una sfilata storica ha accompagnato il clou della manifestazione con una menzione particolare per lo sfilar di pifferi e tamburi, del generale e dello stato maggiore e degli Abbà, rappresentanti dei rioni cittadini. Ed in un attimo allo spuntar dei carri, specialmente se di contrada avversaria, il fragore diventava sempre più assordante.

Le arance, che sono il simbolo della rivolta popolare, storicamente innescata dalla mugnaia contadina che si ribellò allo “ius primae noctis” del barone-tiranno, iniziano a volare in ogni dove, si frantumano e lasciano a terra, sui volti e sui corpi degli avversari, la polpa, il succo e la fragranza del caratteristico frutto che si disperde per l’aria profumandola.

Sul campo di battaglia, quindi, si notava il tappeto arancione del mediterraneo frutto ma dall’alto  si osservava uno sterminato stuoio di cappellini rossi, denominati “frigi”, storici per l’adesione alla rivolta, indossati un pò per vezzo ma soprattutto per difesa (in quanto chi li indossa dovrebbe essere immune dai colpi inferti durante le battaglie).

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